“Ho scritto I Care. Curare e prendersi cura a partire da quella sensazione di essere visti senza essere riconosciuti. Da quella distanza tra ciò che il Terzo settore è stato nella storia di questo Paese e ciò che rischia di diventare: un fornitore di servizi a basso costo, utile a tenere in piedi un sistema che non vuole riformarsi. Nel libro ricostruisco questa storia, ne smonto i meccanismi, e provo a disegnare un’alternativa che non sia né nostalgia né resa.”
“C’è un nodo che attraversa tutto il libro e che ritengo il più rimosso dal dibattito pubblico: il lavoro di cura. Sostengo che viviamo un paradosso etico stridente: quanto più il lavoro di cura è essenziale alla vita e alla coesione sociale, tanto più è invisibile, sottovalutato, sotto-retribuito. Infermieri tra i meno pagati d’Europa. Educatori con contratti precari e carichi emotivi altissimi. E poi le badanti — spesso senza contratto, senza protezione, parte di un’economia sommersa che vale più di quindici miliardi l’anno. Le ho chiamate «le estensioni nascoste del sistema di welfare»: un esercito invisibile che supplisce a vuoti di programmazione politica mascherati da slogan sulla necessità di tenere vicini i propri cari.”